Parla mia Moglie
" Adesso mi lascerai ... "
Mi
chiamo Francesca, mi piace raccontare la mia esperienza con Vincenzo e con la
Retinite Pigmentosa in genere.
La
prima volta che ho sentito parlare della R.P. è stato da mio marito nel 1988
(all'epoca ci eravamo appena fidanzati), il quale dopo avermi detto di esserne
affetto ed avermi spiegato in cosa questa consisteva, concluse con la frase
"Adesso mi lascerai...".
Le
mie emozioni, in quel momento, furono di rabbia nei confronti di chi forse in
precedenza lo aveva lasciato a causa probabilmente della paura di affrontare un
eventuale futuro con lui. A quel punto ho pensato, forse con un pizzico di
incoscienza, forse perché gli volevo bene veramente o forse perché non mi ero
accorta di niente fino a quel momento, di continuare la mia storia con lui. A
distanza di ventuno anni, posso tranquillamente affermare di non aver preso
una decisione sbagliata.
La
frase "Adesso mi lascerai...", fin dall'inizio mi lasciò dentro una
perplessità ed una curiosità non indifferenti e da quel momento cercai di
comprendere, attraverso i miei studi di psicologia, tutti gli aspetti psicologici, le sensazioni e le
emozioni che prova chi ha un handicap visivo così grave e chi gli si trova vicino.
Con il mio lavoro di psicoterapeuta mi sono di sovente trovata di fronte ad un netto contrasto tra
come è Vincenzo e a come sono alcuni miei pazienti nelle sue stesse condizioni,
ed allo stesso modo anche come erano i suoi genitori, dai suoi racconti e dai
racconti di chi li ha conosciuti bene, ai genitori di questi miei clienti. Mio
marito, infatti, ha sempre parlato e parla tranquillamente della sua malattia,
senza nasconderla, anzi talvolta ridendoci su, sia con parenti ed amici, sia con
chi lo conosce per la prima volta. Spesso invece dalle situazioni con cui mi
sono confrontata mi sono resa conto che da parte di chi è affetto da questa
patologia c'è una certa tendenza a nascondere la propria condizione agli altri
e secondo me, anche a se stessi rifiutando l'idea di una probabile ed
irreversibile degenerazione della malattia.
Quando questa patologia emerge nell'infanzia, come nel caso di Vincenzo, diviene
fondamentale il ruolo dei genitori. Come ha ampiamente descritto mio marito ne
"La mia storia", i suoi genitori, pur avendo ovviamente immense preoccupazioni per il
futuro del loro figlio, sono riusciti a non fargliele apparire e a farlo
sentire, nonostante tutto, una persona normale facendogli condurre una vita come
quella dei suoi coetanei. Non è questa una cosa semplice da attuare, infatti,
spesso la normale attenzione dei genitori nei confronti dei loro figli, ancor di
più se affetti da R.P., si trasforma in iperprotettività mettendoli in una
sorta di "gabbia dorata" e non favorendo la socializzazione di questi con i
loro coetanei; tutto questo si ripercuote negativamente al momento
in cui questi dovranno affrontare da soli le difficoltà della vita, trovandosi
di colpo "diversi" dagli altri cadendo molto spesso nella depressione.
Altro atteggiamento da me riscontrato è quello di amici, conoscenti, parenti e talvolta
addirittura anche dei partner dei malati, di negare tale patologia o comunque di sminuirne la sua
entità. Si tratta di un atteggiamento di autoprotezione nei confronti del
handicap, come se esistesse nel loro inconscio un ipotetico rischio di contagio
dello stesso.
Mi
piace concludere ricordando che quando ero alle scuole medie, andai a visitare
con la classe un istituto per bambini ciechi; rimasi molto colpita da questi miei
coetanei ed in particolar modo da un ragazzino molto bello con tanta voglia di
vivere ma con gli occhi spenti. A quel tempo, pensai come sarebbe stata la
mia vita con una persona non vedente, comunque ricca di tante altre cose. Cieca
nella vista, ma sicuramente con un visus di 11/10 nei sentimenti.
Questo io l'ho trovato in Vincenzo.
"Francesca Ruiz"