La mia Storia
La Retinite Pigmentosa mi è stata diagnosticata immediatamente prima di
iniziare la scuola all’età di circa quattro anni dal Prof. Giancarlo
Falcinelli, il quale, sempre sulla "cresta dell'onda" e tutt'oggi leader
mondiale indiscusso in determinati interventi chirurgici, mi tiene ancora sotto controllo. La degenerazione, nel mio caso, è stata fortunatamente
estremamente lenta, e ciò a fatto sì che io non abbia avuto un trauma
improvviso.
Ho
frequentato correttamente i tredici anni scolastici all'Istituto San Leone
Magno di Roma,
diplomandomi in maturità scientifica regolarmente senza perdere
nemmeno un anno. La cosa più curiosa di ciò sta nel
fatto che in tutta la mia vita, vista la mia patologia, non ho mai potuto
leggere una sola pagina di un libro. Se oggi mi ritrovo ad avere
una buona cultura e comunque ad aver studiato, lo devo agli insegnanti ma soprattutto ai miei genitori. Questi ultimi mi hanno letto e spiegato assolutamente
tutto ciò che non avrei potuto fare da solo, infatti, mia madre,
laureata in Lettere, mi ha sempre aiutato in tutte le materie classiche,
mentre mio padre, ufficiale dell’esercito che aveva frequentato l’Accademia
militare, mi ha aiutato in tutte quelle scientifiche. L’unico grosso rimpianto
sta nel fatto che mio padre è deceduto nel Marzo del 1982
e perciò non ha avuto la soddisfazione di vedermi finire la scuola,
infatti io mi sono diplomato a Luglio di quell’anno.
Dopo ho intrapreso gli studi universitari
iscrivendomi dapprima a Giurisprudenza e poi a Statistica, ma a quel punto
mi sono reso conto che non potevo costringere mia madre a prendere una
seconda laurea, anche se lei per me lo avrebbe fatto sicuramente, e quindi ben presto ho lasciato
perdere.
Verso i diciassette anni, poco prima di terminare il liceo, avevo acquistato da
un mio compagno di scuola, un vecchio computer per farci dei giochini, cosa che
in effetti non mi ha mai appassionato, forse anche per il fatto che tutti quei
colori, quei movimenti, ecc. mi creavano una gran confusione: invece, ritenevo
interessantissimo comprendere come funzionassero questi ultimi, cioè “perché
se premo un certo tasto il pupazzetto sullo schermo salta, o se ne premo un
altro, questi va a destra o sinistra?, ecc. ecc.” e così praticamente
invece di giocare mi sono messo a studiare da solo come erano fatti i programmi
che permettevano il funzionamento dei vari giochi e piano piano ho imparato a
programmare. La cosa mi era facilitata dal fatto che potevo vedere le scritte
sul televisore di casa e quindi in maniera enormemente più grande che se le
avessi dovute leggere su di un libro. Vista questa mia passione, nata così per
caso, mia madre mi ha quasi costretto ad iscrivermi ad un corso di
informatica tenuto dalla Regione Lazio, dove mi sono trovato estremamente
avvantaggiato rispetto agli altri partecipanti che affrontavano per la prima
volta un argomento di quel tipo. Questa cosa mi ha dato un’estrema sicurezza
in me stesso, era infatti la prima volta che solo ed esclusivamente con le mie
forze mi potevo confrontare e quindi mi trovavo addirittura ad essere
avvantaggiato rispetto agli altri, e spesso anche preso come esempio positivo
dagli insegnanti. Finito il corso, ho inviato il mio curriculum ad un'azienda
che produceva software per conto dell'I.B.M., la quale mi ha contattato e dopo
le routines di selezione, mi ha inviato una lettera di convocazione per firmare
un contratto di formazione; nel frattempo, un’amica mi aveva informato di un
annuncio de “Il Messaggero” in cui la Valtur, un grosso tour operator
italiano, richiedeva persone giovani ed esperte in informatica per tenere dei
corsi di programmazione ai suoi clienti presso i propri villaggi turistici.
Vista la semplicità della cosa che sarei dovuto andare a fare nonché l'allettante prospettiva di una vita all'aria aperta, ho provato
a rispondere, e dopo il colloquio, lo stage di formazione ed alcune prove, sono
risultato idoneo ed avendo nel frattempo respinto la prima proposta lavorativa,
nel Gennaio del 1986 sono partito per la mia prima destinazione. Dopo un po’
di tempo, il lavoro, che in effetti all’inizio mi piaceva molto, lo ho
cominciato a ritenere estremamente riduttivo, viste le mie capacità e viste
anche le potenzialità dei macchinari di cui disponevo, e confortato dal fatto
che sia l’Ufficio Amministrativo, la Reception, i negozi, ecc. non erano
meccanizzati, ho intrapreso l’ardua iniziativa, dapprima derisa un po’ da
tutti, di provare a meccanizzare qualche ufficio utilizzando l’hardware che
avevo a disposizione e scrivendo io stesso i programmi. Posso dire che la cosa,
senza non poche difficoltà di carattere esclusivamente burocratico e politico, alla fine ha funzionato ed ovviamente dopo poco
tempo è divenuta indispensabile. Dopo alcuni anni che lavoravo ai villaggi,
sono stato assunto presso la Direzione Generale dell’Azienda di cui sopra che
si trovava a Roma, dove vi sono rimasto fino alla fine del 1997. Durante tutto
questo periodo lavorativo, il mio ruolo era, oltre che quello dell'analista
programmatore/sistemista, divenuto anche quello di responsabile del settore che
coordinavo e quindi mi trovavo ad andare presso i vari villaggi ad effettuare
controlli sui macchinari, sulle società consulenti esterne, sul personale che
utilizzava software e macchine, mi occupavo della selezione dei dipendenti del
mio settore, ecc. ecc., pertanto viaggiavo spessissimo sia in Italia che
all’estero prendendo a volte anche più di un aereo al giorno, e quasi sempre
da solo. Posso dire tranquillamente, e con grande soddisfazione, di aver fatto
carriera ma soprattutto senza l’ombra di una raccomandazione, infatti
rispetto a quando sono entrato a far parte di quell’azienda, con un contratto
di “pseudoconsulenza” stagionale, alla fine ero assunto a tempo
indeterminato con il primo livello che era il massimo per gli impiegati.
Nel 1997 sono cambiati gli azionisti,
quindi in un’ottica di ristrutturazione aziendale sono stati sostituiti anche i vertici
della Società, con una serie di cambiamenti interni. Per l’"occasione",
io sono stato licenziato perché grazie alla legge 626 sulla sicurezza
dei lavoratori, come recita la mia lettera di licenziamento, vista la mia
patologia io ero “inabile all’uso di videoterminali” e non ero "ricollocabile
in altro ruolo", pertanto oggi mi trovo a casa come pensionato, e, neanche
a dirlo, continuo ad occuparmi di informatica. Inoltre sempre nel '97, ad
Aprile, mi sono sposato e mia moglie é una psicoterapeuta.
Nella mia vita ho
avuto anche diversi hobbies sia per quanto riguarda lo sport che la musica. Ho infatti praticato
nuoto, tennis, sci, calcio e vela, dove in quest’ultimo ho anche vinto una coppa
come II classificato in una regata svoltasi ad Anzio; per quanto riguarda la musica,
oltre ad
ascoltarla, ho studiato
pianoforte nello stesso modo come per la scuola, infatti ho avuto
un insegnante che pazientemente mi leggeva le note sugli spartiti per farmele
imparare a memoria. Oggi oltre che ad orecchio suono anche pezzi classici che
ho imparato a suo tempo.
Chi legge quanto riportato sopra se
non sapesse della mia malattia non si meraviglierebbe di niente, dato
che si tratta di esperienze che potrebbero essere vissute da chiunque. Quanti
vanno a scuola regolarmente, fanno sport, studiano musica, ci provano con
l’università, poi iniziano a lavorare dapprima facendo la
gavetta poi andando avanti facendo carriera e magari viaggiando in tutto
il mondo. Resta un po’ più difficile comprenderlo da una persona
che aveva dall’occhio sinistro un visus di 1/25 e dall’occhio destro 1/50
contro i 10/10 in entrambi gli occhi che una persona normale dovrebbe avere.
Volontà? Esperienza grazie al fatto che ci sono nato? Voglia di
riscattarsi con la vita?… sinceramente non lo so..., forse un po’ di tutte
queste cose, ma comunque devo dire che io vivo benissimo la mia condizione, infatti, chi non mi conosce e mi incontra
per la strada, non immaginerebbe mai la mia situazione, anche perché
mi comporto normalmente, grazie anche alle tecniche da me inventate e che da
sempre utilizzo per i miei spostamenti.
Una
cosa per me di enorme aiuto ed ormai oserei dire indispensabile, se
dimentichiamo la beffa del licenziamento dovuta alla legge 626, è il computer,
infatti grazie a questo posso "leggere" tutto ciò che non ho mai
potuto prima e grazie ad Internet senza andare a sfogliare libri od
enciclopedie, cosa che per mia indole in effetti mi piacerebbe infinitamente,
posso comunque trovare facilmente ed autonomamente qualunque cosa che mi interessi e
"leggerla". Infatti la tecnologia é fortunatamente venuta incontro
con i programmi di sintesi vocale, e quando sul computer c'è un testo, questo
viene letto direttamente dalla macchina senza sforzarmi minimamente.
Un
ricordo divertente è quello
che all’età di circa tre anni mia nonna mi regalò il libro
di Pinocchio con tutti i dischi riproducenti la favola. Io ero solito ascoltarla
tramite il mangiadischi e seguivo sul libro guardando le figure.
Avendo fatto quest’operazione una miriade di volte, avevo praticamente
imparato a memoria tutta la favola che amavo ed amo tuttora moltissimo.
È capitato più di una volta che qualche parente o amico dei miei
genitori mi abbia
visto con il libro davanti sfogliarlo e recitare parola per parola il suo
contenuto suscitando la meraviglia di quest’ultimo che diceva loro:
"è un genio… a quattro anni legge così bene….”, ma mia madre e mio
padre che
mi conoscevano bene spiegavano che in realtà lo avevo imparato tutto a memoria, ma resta il
fatto che nessuno aveva ancora sospettato il mio handicap.
C’è una cosa che mi manda in
bestia, ed è quando parlando con qualche conoscente (da notare che
non dico amico), ma comunque qualcuno che è perfettamente al corrente
della mia condizione, ed io scherzando dico, per qualche situazione che
si è venuta a creare, “io sono cecato”, ma senza farmene alcun problema,
questi comincia a dire con aria quasi di commiserazione e prendendomi come
un imbecille: “non dire sciocchezze!!!, ….” o altre cose del genere; in
questi casi penso che in effetti stia nascondendo a se stesso la realtà
dei fatti della vita, ma si tratta secondo me solo di una grossa ipocrisia, dato che le cose vuoi o non vuoi vanno accettate per quello che sono
e non vanno nascoste, anche perché io non ho rubato, e pertanto
penso di non dovermi vergognare di niente… anzi…!!!
Per concludere, ritengo che se io oggi sono così come sono, e cioè: la penso, mi comporto,
considero le cose e vivo la mia vita in un certo modo, di doverlo solamente all'apertura mentale,
alla cultura ed all'intelligenza
dei miei genitori e quindi all'educazione che mi hanno dato facendomi vivere un'infanzia,
un'adolescenza ed una giovinezza nella più totale normalità come tutti i miei
coetanei senza farmi mai apparire le angosce, i timori di sbagliare e gli scrupoli di
coscienza che sicuramente vivevano in loro, tutte cose queste che risiedono nell'io di
molti genitori, ma che penso per i miei fossero
all'ennesima potenza.
Per
tale motivo non finirò mai di ringraziarli per tutti gli
sforzi, i sacrifici e le rinunce che hanno fatto per me.
"Vincenzo Luigi Milanesi"