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La Pratica Taoista Del Qigong

Dalla rivista “Anthropos & Iatria” – anno 1 – n° 4 – 1997 – De Ferrari editore

LA PRATICA TAOISTA DEL QIGONG

Stefano Piemonte e Fabio Gaudio

Nell’articolo pubblicato nell’ultimo numero, abbiamo evidenziato la necessità di utilizzare l’approccio sistemico per poter esaurientemente proporre una visione corrispondente alla realtà della nostra persona.

Pensiamo a noi stessi come ad una struttura auto-organizzata, collegata in ogni sua parte alle altre, come in una rete. Questo insieme risultante da tali collegamenti é a sua volta una struttura auto-organizzata. Lo schema di organizzazione dei sistemi viventi é strutturato a forma di rete. Il metabolismo é un esempio di attività organizzata; la teoria dei cinque movimenti della Medicina Tradizionale Cinese rappresenta chiaramente un sistema auto-organizzato ed omeostatico tra organi e funzioni. Un qualsiasi squilibrio energetico presente in uno qualunque dei cinque elementi /movimenti può ripercuotere o essere causato da uno degli altri quattro. In medicina cinese infatti si studiano le relazionano tra i cinque elementi tramite ai cicli di:

1.generazione o Sheng: ogni elemento ne genera un altro;

2.inibizione o controllo, Ke: ogni elemento ne controlla un altro;

3.superinibizione o sopraffazione, Cheng: quando un elemento controlla eccessivamente un altro squilibrandolo;

4.controinibizione o insulto, Wu: quando si verifica la situazione nel verso opposto al ciclo di inibizione.

Il Qigong ci guida nel nostro corpo attraverso l’ascolto e la percezione delle sensazioni, consentendoci di riequilibrare la dove si rende necessario. Dal punto di osservazione della visione energetica, un disagio o un disequilibrio, é interpretato come causato da un blocco, un intralcio al regolare flusso energetico. Con l’ascolto e le tecniche per raggiungere lo stato di tranquillità, si aiuta il praticante ad avvertire tale condizione, si riesce in sostanza ad avvertire e localizzare, con l’esperienza, la calma e la pratica, anche le tensioni più profonde e impensabili da rilevare con una normale attenzione.

Il Libro dell’Equilibrio e dell’Armonia, un classico Taoista della Scuola della Realtà Completa scritto nel XIII secolo, indica, come prerogativa della pratica, la calma stabilità. Si evidenzia che quando la mente umana é calma e ferma, si ha autonomia nell’agire e si può affrontare qualsiasi cosa si presenti. Questo testo introduce i concetti di consentire e seguire. Consentire che il corpo sia tranquillo e che la mente sia limpida, il testo amplia la visione sul piano sociale: si deve consentire che la società sia unita e che gli eventi siano spontanei. Per seguire si intende aderire all’ordine della natura, l’essere spontanei e naturali. Il Qigong applica gli insegnamenti esposti in questi antichi classici della cultura Taoista.

Riprendiamo il discorso dell’applicazione del Qigong alla nostra vita attuale. In accordo con la teoria sistemica se soffro di un disturbo o di una malattia attribuibile ad un organo o ad una funzione, questa si ripercuote a vari livelli della mia persona, producendo una sorta di effetti secondari. Posso aiutarmi nel mio processo di autoguarigione con il Qigong consentendo, grazie alla calma stabilità, il libero fluire del Qi nel corpo soprattutto dove tensioni o blocchi energetici che dir si voglia, avevano impedito tale funzione. C’è di più, sarò anche in grado di sciogliere quei nodi, che abbiamo identificato come secondari e che potrebbero diventare cause scatenanti di altri miei problemi di salute. Riesco, in poche parole, a produrre un effetto di autoregolazione. Grazie al Qigong non vado solo a verificare le necessità di una parte di me, posso anche riequilibrare ciò che, all’attenzione di una osservazione non energetica, difficilmente potrei rilevare. Riesco invece a mantenere intatta tutta quella rete di relazioni tra emozioni, pensieri, muscoli, ossa, funzionamento degli organi interni e così via. La cosa più interessante é che ciò avviene con i giusti tempi e soprattutto il praticante é perfettamente consapevole di questo sviluppo interno.

Teniamo a precisare che tutto questo processo non é nè automatico nè immediato, ricordiamo che questa tecnica é senz’altro utile ma non miracolosa, la sua efficacia va verificata nel tempo e nella pratica costante, mentre é assolutamente fruibile nella sua funzione preventiva. Sottolineiamo ciò per evitare di creare false interpretazioni. Molti aspetti della mia vita possono intervenire per distrarmi da una vita serena, sana e felice. Aspetti emozionali, ambientali, direttamente od indirettamente imputabili alla mia responsabilità. Tutto può ridurre la capacità circolatoria del mio Qi, e quindi, visto che il Qi é il motore della mia vita, ed é il fondamento essenziale della stessa, posso facilmente capire cosa significa avere un controllo su questo elemento, consentendogli di agire liberamente. Molte critiche a certe discipline meditative che propongono il vuoto o di distacco dalle emozioni, vengono accusate di voler distaccare dal mondo e dagli affetti le persone che si avvicinano a tali pratiche. A nostro modo di vedere, queste discipline non vogliono staccare l’uomo dagli altri uomini, non vogliono disgiungere l’essere umano dalle proprie emozioni, dai propri affetti e dalla propria vita. In realtà il vuoto contiene tutto. Anche lo spazio siderale é considerato vuoto, eppure contiene tutto l’universo.

La nostra opinione é che ci sia bisogno di usare con più cognizione i termini e precisare meglio cosa con essi si vuole spiegare. Torniamo alla pratica del Qigong con un esempio: se io mi trovo in una discoteca o in un ambiente di pari rumorosità, non sarò certamente in grado di ascoltare nemmeno la mia voce, figuriamoci quella di chi mi sta vicino o a un paio di metri. Appena riesco a trovare un po’ di silenzio, un po’ di pace, insomma un po’ di tranquillità, allora tutto mi sarà più chiaro, anzi tirerò un sospiro di sollievo. Mi sarò quindi riappropriato delle mie facoltà. Questo propone il Qigong: riappropriarsi di tutte le nostre facoltà e sperimentare tutte le nostre potenzialità, anche quelle che pensavamo di non aver mai avuto. Il distacco, il vuoto e tutte le altre espressioni simili sono da interpretare in questo modo. Più sono calmo, tranquillo, più avverto le mie sensazioni, più conosco di me stesso e meglio potrò interagire con i miei affetti, perciò l’esperienza va nella direzione opposta a quella paventata precedentemente. La difficoltà risiede nel fatto di pensare che il vuoto ci allontani, invece ci avvicina, le nostre emozioni vanno vissute serenamente, non ci devono soffocare. Questo é per noi il punto di vista da cui é necessario osservare queste discipline. Essenzialmente nella pratica del Qigong si ricerca il Qi ed il suo dinamismo attraverso le sue manifestazioni: le sensazioni. Potremmo avvertire caldo, freddo, formicolio, una leggero spasmo muscolare, sensazioni di galleggiamento, di diversa densità in alcune parti del corpo, tanto per fare degli esempi. Tutto ciò é una manifestazione del Qi. Più riusciremo ad approfondire la nostra calma, più ascolteremo cosa si muove sotto le nostre sensazioni, potremmo ascoltare il movimento del Qi, e chi si allenerà bene potrà anche controllarlo. Esistono molte tecniche per agevolare questo ascolto, abbiamo scelto di parlare di un esercizio che si chiama Fen Shui Shi, che letteralmente significa separare l’acqua.

Diciamo subito che non ha niente a che vedere con Mosè, naturalmente. Il nome spiega la sensazione che si deve ascoltare durante la pratica di questa tecnica. Noi siamo immersi nell’ambiente, nell’aria presente nel locale dove ci troviamo. Immaginiamo di essere nell’acqua all’interno di una vasca, le persone che sanno nuotare possono immaginare che tipo di sensazione si dovrebbe provare immersi in una piscina. E’ una sensazione di galleggiamento, di grande leggerezza. E’ molto importante trovare questo galleggiamento molto leggero. Si deve immaginare di essere dei principianti nel nuoto, ci si immerge in una vasca dove l’acqua ci arriva alla vita, si sta con i piedi sul fondo e naturalmente si avverte una certa difficoltà a mantenere l’equilibrio. L’esercizio consiste nel separare, con un movimento delle braccia, l’acqua che arriva alla vita, molto leggermente. La sensazione che si prova sulla mano e sul braccio é una sensazione di spostamento dell’acqua. Quando si separa l’acqua, le braccia si distanziano e si avverte una sensazione molto evidente sulla parte esterna del braccio, quando invece le riavviciniamo si avrà una sensazione sulla parte interna. E’ evidente che provare questa sensazione nell’aria non sarà poi così facile.

Chi ha già sperimentato da tempo il Ti Bao (vedi articoli precedenti) potrà provare, allargando le braccia, la sensazione di una palla che si ingrandisce, che si espande; riavvicinandole si percepirà una sensazione di compressione. Si avvertirà questa sensazione di espansione e compressione ad ogni movimento, si potrà, attraverso questo esercizio, provare la sensazione del Qi. La sensazione che va cercata é quella di un galleggiamento molto leggero, poi si avvertirà un segnale sul contenuto energetico; sarà una unione con lo spazio intorno a noi, si può percepire come si mette in relazione la nostra energia con quella dell’ambiente che ci circonda Perciò lo scopo della tecnica non é quello di separare l’acqua ma é quello di arrivare a percepire il Qi ed il suo dinamismo.

Ci rendiamo conto che tradurre in parole queste sensazioni o la spiegazione di una tecnica é molto difficile, sia per chi le scrive che per chi le legge. Se tutto ciò vi é parso poco esaustivo, se vi ha incuriosito, se vi é difficile credere ad una sola delle nostre parole; qualunque siano le vostre reazioni il nostro invito é di provare tutto ciò su voi stessi.

BIBLIOGRAFIA

(Appunti dei corsi del prof.) Li Xiao Ming. La Rete della Via, Fritjiof Capra – Rizzoli 1997.

(A cura di Thomas Cleary) Il Libro dell’Equilibrio e dell’Armonia, – Oscar Mondadori 1991.

Giovanni Maciocia – I Fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese, – Casa Editrice Ambrosiana 1996.