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Possibilita’ E Limiti Della Collaborazione Tra Colleghi Ospedalieri E Medici Di Famiglia

POSSIBILITÀ’ E LIMITI DELLA COLLABORAZIONE TRA COLLEGHI OSPEDALIERI E MEDICI DI FAMIGLIA

(dott. Mauro Antonich,medico di famiglia)

Congresso DIMF 1996

La collaborazione tra colleghi medici ospedalieri e medici di famiglia , è sempre stata intesa come rapporto tra professionisti esercitanti la stessa disciplina con oggetto la persona malata .

Questa visione aveva un senso e un alto valore fino a pochi anni fa : basandosi su criteri culturali , sociali , tecnici inseriti in un contesto e una organizzazione sanitaria di un certo tipo .

Attualmente , pur esistendo la “Riforma Sanitaria” 833 nella storia della sanità italiana , i cambiamenti introdotti per motivi finanziari nell’organizzazione del Servizio Sanitario coinvolgono di necessità i rapporti tra tutti gli operatori che operano nell’ambito del servizio pubblico .

La conversione delle U.L.S.S. in Aziende locali Sanitarie e dei Presidi Ospedalieri in Aziende Ospedaliere stravolge le modalità di erogare le prestazioni perché stravolto è il metodo e il sistema economico – finanziario di operare del S.S.N. .

E’ ormai noto a tutti che dal 1° Gennaio 1995 il costo del ricovero in reparto Ospedaliero non è più quantificato in giornate di degenza bensì per “tipo di patologia” (una colecistectomia tot , un parto tot ecc.) .(DRG)

Cambia pertanto la funzione dell’Ospedale e il modo di agire , di organizzarsi e di pensare del medico ospedaliero che ridurrà sempre di più il suo intervento cronologico sul paziente per , usando una parola forte , avere sempre il più possibile ” carne fresca” : più pazienti sullo stesso letto nello stesso mese significa più produttività del sistema sanitario . Giustamente .

Conseguenza logica ed obbligata di quanto detto sopra (del RDG) è che al medico di famiglia sarà richiesto parte dell’intervento di cura della singola patologia acuta o cronica che sia .

La possibilità di collaborazione quindi tra le due figure dovrà essere studiata e inventata ridefinendo il significato dei due interlocutori : non più solo professionisti ma , per adeguamento ai tempi , se li vogliamo continuare a vedere inseriti in Servizio Sanitario Pubblico , due aziende che coordinano gli interventi sulla persona malata .

Se fino ad oggi l’ Ospedale considerava il territorio , e quindi gli assistiti e i loro curanti (mmg) un bacino d’ utenza , possiamo valutare che anche i mmg operanti sul territorio possano valutare l’ Ospedale o i singoli reparti un loro bacino d’ utenza .

L’ utenza è da considerarsi non il singolo paziente che è già in carico convenzionalmente , ma il modulo operativo di cura del fatto acuto o cronico .

La collaborazione deve nascere quindi nel momento in cui al MMG si presenta il caso clinico potenzialmente da ricovero .

Un ‘ ipotesi di lavoro tra Mmg e Azienda Ospedale può partire dall’individuazione di :

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